Per cominciare…un breve cenno sull’andamento dei mercati.
Il 2025 si è chiuso all’insegna di una sorprendente solidità dell’economia globale.
A guidare la dinamica è stata ancora una volta l’economia statunitense, sostenuta dalla spinta degli investimenti legati all’intelligenza artificiale, vero motore della crescita dell’anno.
Le nuove barriere commerciali (dazi) introdotte nel corso dei mesi hanno inciso più sul “sentiment” che sui fondamentali dei mercati finanziari, provocando brevi scosse di volatilità delle quotazioni, prontamente riassorbite man mano che Washington annunciava intese bilaterali con i principali partner commerciali.
Sul fronte dei prezzi, i timori di una riaccelerazione dell’inflazione non si sono materializzati: pur restando sopra l’obiettivo della Federal Reserve, l’inflazione ha continuato un lento ma costante rientro. L’adozione crescente dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi ha però iniziato a lasciare il segno sul mercato del lavoro americano, che nella parte finale dell’anno ha mostrato i primi segnali di raffreddamento. In questo contesto, la Fed è intervenuta con decisione, avviando da settembre un ciclo di tre tagli dei tassi di interesse che ha riportato il costo del denaro al 3,75%, con l’obiettivo di sostenere l’occupazione senza compromettere la crescita.
Anche in Europa il quadro macroeconomico si è mostrato complessivamente favorevole.
I riflettori degli investitori si sono concentrati soprattutto sulla Germania, dove l’annuncio di un nuovo piano di espansione fiscale ha riacceso le aspettative di rilancio dell’economia continentale.
Il rientro dell’inflazione sui livelli obiettivo ha dato alla Banca Centrale Europea lo spazio per ridurre i tassi quattro volte, riportando la politica monetaria su una posizione neutrale e aprendo successivamente una fase di pausa.
Le difficoltà francesi nel percorso di consolidamento fiscale sono rimaste circoscritte, senza contagiare il resto dell’area.
In questo scenario, l’Italia ha beneficiato della stabilizzazione dei conti pubblici, che ha favorito una significativa compressione dello spread.
Sullo sfondo, la Cina ha continuato a puntare sul rafforzamento dei consumi interni, confermando i propri obiettivi di crescita.
Il contesto geopolitico, pur segnato da tensioni persistenti in Medio Oriente e dalla continuazione del conflitto russo-ucraino, non ha prodotto scossoni rilevanti sui mercati finanziari. Anzi, l’aumento della produzione ha contribuito a spingere il prezzo del petrolio verso area 60 dollari al barile.
I mercati finanziari hanno beneficiato delle dinamiche sopra descritte, con ritorni generalmente positivi, ma molto diversi tra titoli di debito e di capitale.
Sul fronte azionario…
Il 2025 si è confermato un anno estremamente positivo per i mercati azionari.
Nonostante alcuni picchi di volatilità, il contesto macroeconomico favorevole e i tagli dei tassi da parte delle principali Banche Centrali hanno sostenuto gli indici.
Negli Stati Uniti, l’S&P 500, comprensivo dei dividendi, ha guadagnato il 17,9%.
In Europa, l’EuroStoxx ha messo a segno un +25,2%, mentre i mercati emergenti si sono confermati i più performanti, chiudendo con un +32,1%. Piazza Affari si è distinta con un rialzo del 37,4%, spinta da tassi in calo e da un quadro di crescita positivo.
Anche il Giappone ha chiuso l’anno in rialzo, +25,5%, grazie alle attese legate alla nuova leadership politica.
Tuttavia, il forte indebolimento del dollaro, dello yen e della sterlina nei confronti dell’euro, che ha caratterizzato l’intero anno, ha fortemente ridotto il ritorno degli investimenti ex-euro non coperti dal rischio cambio: per avere la misura di quanto abbia pesato la dinamica valutaria basti pensare alla differenza di rendimento tra l’indice MSCI World ex emu coperto dal rischio cambio (+16,9%) e l’analogo indice a cambio aperto (+5,37%).
Sul fronte obbligazionario…
I rendimenti dei titoli di stato hanno seguito andamenti diversi lungo la curva.
Le scadenze brevi hanno beneficiato della discesa dell’inflazione e dei tagli dei tassi.
Quelle lunghe hanno invece scontato il consolidamento delle prospettive di crescita, con particolare attenzione alla Germania. Lo spread BTP-Bund ha continuato a restringersi, passando dai 100 punti base di inizio anno ai 65 di fine 2025. A sostenerne il calo, una politica fiscale coerente con le direttive europee e un contesto di crescita favorevole.
Il decennale italiano ha chiuso leggermente sopra l’inizio dell’anno, al 3,5%.
In termini complessivi gli indici obbligazionari pan-europei a media durata si sono apprezzati del 2,5%, del 3,5% il governativo americano di pari durata (a cambi coperti), mentre più performanti (7,19%) i governativi dei paesi emergenti (sempre a cambi coperti).
Positive le performance anche per le obbligazioni corporate al di qua e al di là dell’oceano, con rendimenti degli indici a breve-medio termine compresi tra il 3,5% ed il 5%.
E per quanto riguarda le valute…
Sul fronte valutario, il dollaro ha ceduto terreno sull’euro (-11,8%), influenzato dalle aspettative sui tassi e dalle tensioni commerciali.
In discesa rispetto all’euro anche lo yen (-11,5%) e, in minor misura, la sterlina (-5,3%), leggermente positivo invece il franco svizzero.
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